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Etichettatura dei solfiti
Roma, 17 ottobre 2005
A partire dal 25 novembre 2005, l’obbligo di indicare in etichetta “contiene solfiti”, per concentrazioni superiori ai 10 mg/Kg o 10 mg/l, diventa definitivo, nella lingua ufficiale che ciascun Paese comunitario vorrà adottare, al fine di rendere facilmente comprensibile il messaggio dovuto.
Tutti i prodotti etichettati prima del 25 novembre possono essere smaltiti senza limitazione di durata.
La Danimarca e la Svezia esigono che l’etichettatura sia realizzata nella loro lingua rispettiva; la Polonia già chiede che tutto il contenuto dell’etichetta sia riportato nella loro lingua. Altri Paesi restano rigidamente fermi sulle loro posizioni, che sono di forte chiusura ad ogni possibilità di compromesso.
La Francia ha proposto di utilizzare, per quanto di loro competenza, il francese ed una seconda lingua (inglese), convinta che ciò possa soddisfare alle finalità dettate dalla normativa comunitaria vigente: “Le indicazioni sull’etichettatura sono redatte in una o più lingue ufficiali della Comunità per consentire al consumatore finale di comprendere facilmente ciascuna delle indicazioni (Reg. CE n. 1493/99 all. VII lett. “D”).
Evidentemente, questo non è il parere degli altri Paesi, e di ciò ne è cosciente la Commissione, che ha invitato tutti a trovare una soluzione favorevole al settore, secondo un principio di regole flessibili, sopportabili ed applicabili per tutti.
La proposta francese è interessante, se supportata da una identica presa di coscienza da parte dei Paesi “forti”, quali capifila di una soluzione definitiva.
L’Italia si trova ad essere già fuori da questa iniziativa, perché ha già adottato proprie regole al suo interno, a valere per tutti (e quindi anche per i vini provenienti dalla Francia), che cita testualmente : “Tutte le informazioni destinate ai consumatori e agli utenti devono essere almeno in lingua italiana” (art. 9 punto 1 D. lgs. 6 settembre 2005, n. 206 – G.U. 8 ottobre 2005).
Quali le soluzioni possibili? Il MIPAF è orientato a richiedere in ambito UE, con la modifica del reg. CE n. 753/2002, l’utilizzo di un pittogramma in etichetta, che consenta l’indicazione dovuta. La difficoltà di spiegare bene il termine “contiene” è però evidente. Non si prevedono risultati positivi immediati in tal senso.
Si spera, a questo punto, anche nel buon senso dei Paesi UE. Non è ammissibile che in una Comunità come quella europea, dove le leggi sono le stesse e l’euro è l’unica moneta, si continui a richiedere per il vino la bellezza di almeno 16 lingue diverse per dichiarare il contenuto dell’anidride solforosa.
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