OCM VINO ALL’ATTENZIONE DEL COMMISSARIO ALL’AGRICOLTURA UE SIG.RA FISCHER BOEL.
Roma, 7 novembre 2005


Riforma “ambiziosa e globale”? E’ auspicabile, ma non nel senso delle indicazioni enunciate (disaccoppiamento).
Occorre intervenire preventivamente. Prima che sia troppo tardi.

E’ quanto già stanno facendo altri Stati Membri, prima fra tutti la Francia, ma qui da noi nulla si muove. Sulla questione tutti (e così anche le Organizzazioni di categoria), dopo un periodo di attenzione a seguito della pubblicazione del rapporto Innova (il documento di una Commissione appositamente incaricata dalla UE di studiare gli effetti della OCM sul mercato) sono in completa stasi, nell’attesa forse della scossa forte e stimolatrice i cui preavvisi, dovremmo essercene accorti, sono già arrivati.
La signora Fischer Boel ha annunciato la sua decisione di porre mano alla OCM vino a partire dal 2006, applicando dei provvedimenti dirompenti e di forte discontinuità rispetto al passato.
C’è molto da discutere su questo, tenuto conto che quanto sta avvenendo per gli altri settori (“disaccoppiamento” per i seminativi e le carni già in atto, per il latte e l’olio a partire dal 2006) possa prevedere interventi radicali della Commissione anche per il nostro settore.
Dobbiamo, nel merito, porci la seguente domanda: è sostenibile, per il vino, il passaggio immediato dall’attuale regime di pagamenti diretti legati al vigneto e alla produzione a quello del premio unico aziendale? Il decoupling è un sistema di approccio ai problemi completamente nuovo, e come tale avrebbe un impatto rilevante per le nostre produzioni, soprattutto per i vini di qualità, nel momento stesso in cui, a livello internazionale e in ambito nazionale, si cerca di portare avanti politiche di difesa dei nostri marchi e delle nostre produzioni (vedi anche nuova 164).
Il sistema proposto è un “lavarsi le mani” delle problematiche attuali, delegando ai diretti interessati (ai produttori, e solo a loro, seppure a certe condizioni: es. tutela agroambientale) la gestione della produzione nel vigneto ed in cantina, con libertà operative per quanto riguarda gli impianti, le rese, la qualità, ecc.
“Meno regole per tutti, tanto ci pensa il mercato”: è il pensiero di molti.
Il nostro è un settore con forte specificità. Non si è maturi, al momento, per gestire direttamente ed individualmente la situazione. Gli assi portanti della riforma devono ancora essere quelli dell’equilibrio offerta/domanda, del miglioramento della competitività della filiera, oltre che della difesa delle Denominazioni di Origine, per un approccio più agevole al mercato globale.
Il decoupling a valere per gli Stati membri, piuttosto che rivolto ai singoli produttori? E’ una possibilità da approfondire.
Ciascuno Stato, in base alla media produttiva degli ultimi anni (tre-cinque anni), potrebbe gestire al proprio interno autonomamente e con misure finanziarie anche dirette la situazione del comparto, intervenendo per il raggiungimento degli equilibri necessari, prevedendo azioni di miglioramento, tutela e valorizzazione delle produzioni, tenendo in considerazione i problemi del mercato globale.
Gli interventi devono riguardare il vigneto, anzitutto: riconversione e ristrutturazione, gestione elastica degli impianti (estirpazioni in zone non vocate, trasferimenti dei diritti in altre favorevoli, utilizzo eventuali riserve nazionali ecc.), e poi le distillazioni ( le minime possibili, come le prestazioni viniche, la facoltativa per alcool da bocca senza aiuto, crisi in casi eccezionali, eventualmente anche con aiuto di Stato).
Evitare il sistema della vendemmia in verde per il controllo delle rese: è problematica da gestire, perché non controllabile sul campo e perché pericolosa per un eventuale invito al diradamento, tenuto conto delle molteplici variabili di tipo climatico-ambientale.
Gestione delle produzioni: rafforzare il ruolo degli Organismi di filiera e dei Consorzi di tutela; rafforzare il nostro ruolo, nell’ambito della programmazione delle produzioni, corrispondentemente alle esigenze di mercato.
Interventi sul vino: apertura della lista delle pratiche enologiche per i vini da tavola e IGT, in considerazione di quanto già applicato a livello internazionale e comunque nei limiti di quanto riconosciuto dall’OIV. In ogni caso, no alle pratiche che snaturano il prodotto, come annacquamento e aromatizzanti. Mantenimento delle attuali pratiche enologiche per i VQPRD. Si all’aiuto all’arricchimento. No al sistema di riconoscimento di origine dei vini in base al principio della trasformazione sostanziale.
Tutela dei marchi, promozione, valorizzazione, educazione al consumo: gli strumenti essenziali della futura OCM.
Scambio con i Paesi terzi: agevolare la competitività dei vini comunitari nel quadro di un mercato sempre più aperto. Verticalizzazione degli aiuti alle aziende impegnate nei processi di integrazione, accorpamenti, fusioni; questa è l’unica possibilità consentita per contrastare gli operatori internazionali straordinariamente organizzati nel campo della produzione, promozione, presentazione e distribuzione dei prodotti.
Son tutte questioni da approfondire convenientemente in ambito nazionale ed a livello comunitario, da portare all’attenzione della Commissione. Possibilmente con gli altri Paesi produttori, in una unitarietà di intenti e di vedute.
Forse è già tardi, e per ciò ci muoviamo: con la CNAOC (Federdoc francese) nella riunione del 28 ottobre u.s. a Bruxelles, abbiamo concordato di intervenire direttamente in ambito UE, con un documento unitario di proposte ed indicazioni che tenga conto delle problematiche sopra evidenziate.
Continueremo ad impegnarci anche a livello nazionale, ma i dubbi sono di rigore: dopo quel che è successo per la questione degli accordi UE/USA per la difesa delle nostre Denominazioni e delle pratiche enologiche europee…

 

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