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Italian Wine Kit – E’ il sistema del fai da te americano, creativo e fors’anche curioso, ma con conseguenze preoccupanti per la nostra immagine e le nostre menzioni
Roma, 9 ottobre 2006
I Kit impazzano sul web, in una miriade di varietà ed offerte fantasiose: vini intensi e complessi, con aromi di ciliegie, frutta passita, mandorle amare o tabacco, e magari pure convenientemente strutturati, trattati “oak chips”, per una eventuale menzione aggiuntiva “riserva”, o “ultra premium”.
Sì, perché forniscono anche l’etichetta, bell’e pronta, adesiva, con la scritta “Italian Amarone”, o “Italian Verdicchio”, o anche Barolo, Chianti, “Valopicella”, “Frascanti” (forse volevano dire Valpolicella, Frascati…), e se il prodotto merita, la menzione è d’obbligo.
Se poi non si è smaliziati nel far da sé, le bottiglie sono pronte, al costo, non da poco, di 42,68 dollari cadauna (Amarone).
Possiamo anche pensare all’acquisto di qualche kit, per uno scherzo all’ amico competente, o per qualche prova: preparazione, analisi, degustazione, conoscenze… all’attenzione della stampa, o degli addetti ai lavori.
Non consideriamo, in queste iniziative, il danno legato alla fase commerciale dei nostri prodotti (chi, come intenditore, andrebbe ad acquistare un Amarone taroccato al prezzo di 43 dollari?), quanto le conseguenze negative per la nostra immagine e i nostri marchi, non adeguatamente protetti.
La Comunità europea, su tutto questo, poco ha fatto, e con risultati assolutamente insoddisfacenti (vedi accordi USA-UE).
Il pericolo è che questi fantasiosi “produttori”, finora per nulla contrastati nella loro attività di produzione e vendita, pur in presenza di regole internazionali certe (Trips, registrazione marchi, ecc.), continuino ad utilizzare il riferimento “Italian” e le nostre prestigiose DEnominazioni, magari registrando per primi, là dove non l’hanno fatto i nostri Consorzi, questi stessi marchi.
Federdoc ha sempre operato per la difesa delle menzioni italiane ed europee, cercando di restringerne l’utilizzo a chi di diritto, con interventi di sensibilizzazione nei confronti delle Istituzioni, e con azioni concrete di difesa anche presso il Tribunale europeo, contro la stessa Commissione UE. Un nostro ricorso contro il reg. CE n. 316 del 20 febbraio 2004 che prevede la possibilità di un allargamento dell’utilizzo delle nostre menzioni tradizionali anche a Paesi extracomunitari, supportato da una identica iniziativa delle Stato italiano, è stato purtroppo bocciato (sentenza 15 maggio 2994, relativa al procedimento n. T.226/04).
I Consorzi di Tutela, in una linea di estrema difesa e tutela delle loro Denominazioni,continuano a registrare i marchi in ogni Paese di loro interesse, a costi e con adempimenti burocratici esorbitanti.
Su questi wine kit Federdoc ha provveduto ad interessare il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali De Castro e il Ministro del Commercio Internazionale Bonino.
Contestualmente, la Federazione continua a svolgere azioni di informazione, comunicazione e valorizzazione in ambito europeo e in molti Paesi extra comunitari (Russia, Giappone, USA, ecc.) volte a diffondere la cultura dei veri VQPRD italiani. E’ una azione “globale”, nei confronti dei più svariati target (operatori della distribuzione, giornalisti, consumatori finali), realizzata anche in collaborazione con il MIPAAF e la CE.
Siamo convinti che una conoscenza esatta dei nostri prodotti, e la loro conseguente affermazione, si possano raggiungere solo attraverso il consolidamento del legame inscindibile tra il prodotto e il territorio. Diventa sempre più importante educare i consumatori, per diffondere in essi la cultura dei vini di qualità, in stretta sintonia con l’informazione dei processi e dei luoghi di produzione.
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