La riforma dell’OCM vino non deve rimettere in discussione il modello dei Vini a Denominazione di Origine Controllata. Un appello alla mobilitazione lanciato dai produttori francesi e italiani dei VQPRD in occasione di un incontro con la stampa europea in Toscana
San Casciano Val di Pesa (Firenze)
Firenze, 13 ottobre 2006


In occasione di un incontro con alcuni giornalisti europei nel cuore del territorio del Chianti Classico, i Presidenti delle due più grandi Organizzazioni europee dei produttori dei vini a Denominazione di Origine Controllata, la CNAOC e la FEDERDOC hanno lanciato un appello agli altri produttori europei di vini a DO per opporsi all’industrializzazione dell’intero settore viticolo.

“Le proposte di riforma presentate dalla Commissione Europea privilegiano lo sviluppo di un vino industriale con la libertà di impiantare non importa dove, senza limiti di produzione, con l’apertura molto ampia di pratiche enologiche ivi comprese quelle che sono molto lontane dalla definizione di vino, e con la fine dell’interdizione di vinificare i mosti importati. Se riconosciamo l’interesse per l’Unione Europea di essere presente su tutti i segmenti di mercato ed in special modo quello dei vini da tavola, non accettiamo che il modello dei vini a Denominazione di Origine e le garanzie che esso comporta nei confronti dei consumatori (Origine, zone di produzione, vitigni, rese limitate, liste limitative di pratiche enologiche, controlli, ecc.) siamo messi in discussione in occasione di questa riforma” ha dichiarato Riccardo Ricci Curbastro, presidente di FEDERDOC.

La CNAOC e la FEDERDOC hanno sottolineato l’incoerenza (estirpazione di 400.000 ettari da una parte e libertà di impianti dall’altra) e il carattere difensivo delle proposte presentate dalla Commissione Europea. Hanno altresì denunciato una riforma che impegna mezzi e crediti in favore di una politica semplicemente di arretramento (2,4 miliardi di euro per l’estirpazione).

“La riforma dell’OCM deve condurre alla messa in atto di una politica ambiziosa e coerente. L’unione Europea deve promuovere una politica di riconquista dei mercati (oggi solamente 15 milioni di euro sono destinati alla promozione) e migliorare la competitività dei suoi vini” ha sottolineato Christian Paly, Presidente della CNAOC
Il consumo mondiale di vino progredisce ogni anno e le prospettive sono incoraggianti. L’Unione Europea deve impegnare di più le risorse disponibili verso la promozione, gli investimenti nei settori della trasformazione, commercializzazione, ricerca e innovazione. L’obbiettivo prioritario deve essere di sedurre nuovi consumatori, specialmente quelli dei mercati in via di sviluppo.

“Le nostre due Organizzazioni andranno a rafforzare la loro collaborazione a livello europeo, con l’obbiettivo di lanciare una piattaforma capace di difendere le specificità dei nostri vini. Invitiamo quindi tutti i produttori di Vini a Denominazione di Origine della UE ad aderire a questa piattaforma, per poter contribuire insieme alle riflessioni sulla riforma dell’OCM vino” hanno concluso Christian Paly e Riccardo Ricci Curbastro.

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