Respinto dal Tribunale di primo grado dell’Unione Europea il ricorso Federdoc sulle menzioni dei vini italiani: i Paesi Terzi sempre più liberi di utilizzare i nostri più prestigiosi marchi E’ un pericolo reale, vista l’ordinanza emessa nei giorni scorsi dai giudici della UE, e considerato soprattutto il lassismo in cui versa la Commissione Europea in tutto ciò che attiene alla difesa dei nostri prodotti in ambito internazionale: ne sono prova le risultanze, ad oggi, delle trattative quasi fallimentari sugli accordi UE/USA e UE/Australia. Allo stato delle cose, ci si chiede fino a che punto sia possibile affidare la difesa delle nostre Denominazioni alle Istituzioni europee, quando queste emettono un regolamento, il 316/2004, solo perché ritenuto necessario al fine di evitare ricorsi al WTO da parte di altri grandi Paesi produttori. La Commissione ha praticamente espropriato gli Stati membri e i loro produttori di diritti esclusivi, vantati su menzioni appartenenti alla loro tradizione secolare e legati a prodotti di elevatissima qualità, aprendo così le frontiere della Comunità Europea a concorrenti spregiudicati, smaniosi di conquistare nuovi mercati e avvantaggiati, oltre che dal favorevole rapporto di cambio tra dollaro ed euro, dal fatto di non dover sopportare i limiti di natura quantitativa e qualitativa, autoimposti invece al nostro interno con disciplinari severissimi. Federdoc ha provato a difendere direttamente, unitamente a 13 Consorzi di Tutela associati e ad alcuni produttori, le proprie 17 menzioni tradizionali oggetto del provvedimento comunitario, presentando ricorso al Tribunale di primo grado della UE in data 18 maggio 2004. |
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