Difendere l’eccellenza vitivinicola
Il ruolo strategico di EFOW a Bruxelles.
Intervista a Riccardo Ricci Curbastro, Presidente EFOW
Può spiegarci cos’è EFOW e quale funzione svolge all’interno dell’Unione Europea?
EFOW – European Federation of Origin Wines – è la confederazione che rappresenta a Bruxelles le federazioni nazionali dei principali Paesi vitivinicoli. Nata nel 2003 da un’intuizione di Italia e Francia per difendere il valore delle denominazioni di origine in un mercato globale, mantiene tuttora come missione centrale il dialogo istituzionale durante le fasi di riforma del comparto vitivinicolo.
Quando ha assunto una dimensione veramente incisiva?
Il salto di qualità è avvenuto tra il 2006 e il 2007. Ci siamo opposti con fermezza alla proposta di completa liberalizzazione degli impianti avanzata dalla commissaria Fischer Boel, riuscendo a istituire un gruppo di lavoro di alto livello che ha saputo scongiurare quella deriva. È lì che abbiamo compreso l’importanza di strutturarci come federazione per operare con maggiore efficacia sul piano pratico e politico.
L’organizzazione appare in costante espansione.
Sì, dopo gli ingressi recenti di Germania e Grecia, stiamo lavorando per accogliere le federazioni austriaca e ungherese. Non è solo un dato numerico: con le nazioni fondatrici e la Germania superiamo già il 90% del PIL vitivinicolo europeo. La nostra è una battaglia per contare di più in un’Unione a 27 Stati, rafforzando la difesa delle specificità del settore.
Che ruolo ha avuto EFOW nel recente “pacchetto vino”?
Abbiamo agito come custodi degli interessi del settore, mediando tra Commissione, Parlamento e Consiglio. In momenti di crisi, il lavoro del gruppo di alto livello è stato efficace proprio perché ha favorito misure differenziate, ad esempio le necessità dell’Italia, che punta su percorsi alternativi agli espianti, non coincidono necessariamente con quelle di altri partner europei.
Si respira un clima di preoccupazione per la futura PAC?
C’è il timore che la PAC post-2027 possa vanificare i progressi del pacchetto vino. Una gestione eccessivamente nazionalizzata rischierebbe di polverizzare quella visione globale di “vino europeo” che abbiamo faticosamente costruito. Il comparto vitivinicolo ha una storia e una complessità peculiari che richiedono politiche mirate.
La vendita online e il completamento del mercato unico restano nodi critici.
Sono una vera “tagliola” per le imprese. Le accise differenziate e la burocrazia doganale rendono quasi impossibile per un turista spedire a casa una bottiglia acquistata in cantina. Stiamo lavorando intensamente a Bruxelles per presentare una proposta normativa solida entro il 2027-2028, volta a semplificare finalmente questo scambio.
Tra le tante specificità del vino, che possono trasformarsi in difficoltà, c’è stata quella dell’obbligo di un’etichetta ricca di informazioni da apporre su un piccolo contenitore, come una bottiglia. Come vi siete mossi?
EFOW è stata tra i protagonisti della negoziazione che ha portato all’adozione del QR code in etichetta. Questa innovazione è un successo strategico: permette di fornire l’elenco degli ingredienti e le tabelle nutrizionali – multilingua e dettagliate – senza compromettere l’estetica della bottiglia. È la dimostrazione plastica di come la digitalizzazione possa servire la trasparenza verso il consumatore, rispettando al contempo il valore culturale e identitario del nostro packaging.
Infine, come rispondete agli attacchi alla salute?
Con l’educazione, mai con la proibizione. Il vino è parte integrante della Dieta Mediterranea e del patrimonio UNESCO. Gli approcci allarmistici ignorano che il consumo consapevole è un valore. Siamo impegnati in una sinergia costante con altre organizzazioni a Bruxelles per far comprendere che promuovere uno stile di vita moderato è la strada maestra, ben diversa da un proibizionismo miope.
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