Il futuro delle denominazioni

Il modello del Vino Nobile di Montepulciano

Intervistiamo Andrea Rossi,
Presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano

Quale ruolo possono e devono avere i Consorzi di Tutela, anche sulla base della nuova normativa europea, per permettere al settore di affrontare e superare l’attuale fase di crisi multidimensionale?

I Consorzi di Tutela oggi non possono limitarsi a essere organismi di controllo o di promozione: devono diventare vere cabine di regia dei territori. La nuova normativa europea ci consegna strumenti più chiari e responsabilità più ampie, ma soprattutto conferma che le denominazioni sono comunità produttive, economiche e culturali.
In una fase complessa, segnata da cambiamenti climatici, tensioni sui mercati, aumento dei costi e mutamento dei consumi, il compito dei consorzi è tenere insieme le imprese, rafforzare il valore delle Indicazioni Geografiche e guidare scelte condivise.
Il modello del Vino Nobile di Montepulciano nasce proprio da questa idea: non difendere semplicemente un nome, ma costruire intorno a quel nome una visione comune, capace di parlare al mercato senza perdere identità, storia e coesione territoriale.

La sostenibilità, declinata in tutti i suoi aspetti ambientale, economico ed etico, è senza dubbio un valore aggiunto. A partire dall’esperienza del Nobile di Montepulciano ritiene che sia una strada maestra che seppure impegnativa dovrebbe essere seguita da tutto il settore dei vini a DOC e IG?

Sì, ne sono convinto. La sostenibilità non è più un tema accessorio né una parola da utilizzare nella comunicazione: è una condizione strutturale per il futuro delle denominazioni. Montepulciano lo ha dimostrato con un percorso lungo, iniziato ben prima che la sostenibilità diventasse un’esigenza di mercato.
La certificazione Equalitas ottenuta dal Vino Nobile di Montepulciano, prima denominazione italiana a raggiungere questo traguardo, rappresenta un punto di svolta perché coinvolge la base sociale in un progetto condiviso, oltre all’intero territorio. Significa misurare, migliorare e rendicontare le performance ambientali, economiche ed etico-sociali; significa ridurre l’impatto, valorizzare il paesaggio, tutelare il lavoro, rafforzare la competitività e creare fiducia nei consumatori. È una strada impegnativa, certamente, ma è anche la più seria e credibile per i vini a denominazione: non basta essere buoni, bisogna essere responsabili, trasparenti e coerenti con i valori che il territorio esprime e che ormai il mercato richiede.

Può tirare un primo bilancio del progetto delle Pievi, le 12 sottozone storiche, e del suo disciplinare ancora più restrittivo?

Il primo bilancio è molto positivo, perché le Pievi non sono soltanto una nuova menzione in etichetta, ma il risultato di un lavoro corale della denominazione. Le dodici sottozone storiche nascono da studi geologici, pedologici, produttivi e archivistici, fino al recupero di riferimenti storici come il Catasto Leopoldino. Il disciplinare più restrittivo, con una maggiore centralità del Sangiovese-Prugnolo Gentile, l’uso di vitigni autoctoni complementari, rese contenute, vigneti maturi e tempi di affinamento più lunghi, va nella direzione di un vino ancora più identitario.
Le Pievi raccontano la complessità di Montepulciano e permettono al consumatore di leggere meglio le differenze tra suoli, esposizioni e microclimi. È un progetto che eleva la denominazione, perché unisce ricerca, storia e qualità produttiva, dimostrando ancora una volta la capacità del Vino Nobile di innovare partendo dalle proprie radici. Il risultato per me più importante, tuttavia, è che tutta la denominazione ha partecipato alla nascita di questo progetto, condividendo, criticando, ma con un obiettivo condiviso: questo credo sia la base per il successo di espressioni territoriali coordinate da un Consorzio di Tutela.

Un anno particolarmente significativo questo per Montepulciano e non solo per il suo vino. È l’anno delle celebrazioni per il quarto centenario della nascita di Francesco Redi. Quali sono le iniziative principali del Consorzio per essere partecipe di questa festa della cultura e della tradizione?

Il quarto centenario della nascita di Francesco Redi è un’occasione straordinaria per ricordare quanto il Vino Nobile di Montepulciano sia intrecciato alla cultura italiana. Redi non è soltanto l’autore del celebre verso che definisce il Montepulciano “d’ogni vino il re”: è una figura che unisce scienza, poesia, osservazione della natura e racconto del territorio. Per questo il Consorzio intende partecipare alle celebrazioni non come semplice partner, ma come protagonista di un percorso culturale che metta in relazione vino, storia, ricerca e identità. Le iniziative previste, dagli appuntamenti pubblici ai momenti di approfondimento, fino alle attività espositive e divulgative, saranno l’occasione per ribadire che il Vino Nobile non è solo un prodotto agricolo di eccellenza, ma un patrimonio vivo, capace di rappresentare Montepulciano nel mondo attraverso la qualità, la bellezza e la memoria.

Infine, quale futuro immagina per il vino italiano?

Immagino un futuro in cui il vino italiano saprà crescere non inseguendo modelli omologati, ma rafforzando ciò che lo rende unico: la pluralità dei territori, la forza delle denominazioni, la biodiversità dei vitigni, la capacità di coniugare qualità, cultura e paesaggio.
Sarà però necessario essere più uniti, più organizzati e più credibili. I mercati chiedono autenticità, ma anche garanzie; chiedono emozione, ma anche responsabilità.
In questo senso esperienze come quella del Vino Nobile di Montepulciano possono indicare una direzione: sostenibilità certificata, visione consortile, valorizzazione delle sottozone, rapporto stretto con la comunità locale e investimenti nella conoscenza.
Il vino italiano avrà futuro se saprà raccontare la propria storia con strumenti contemporanei, trasformando la tradizione in valore e la sostenibilità in un impegno misurabile, condiviso e riconoscibile.

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