La nuova sfida di Valoritalia per la competitività del vino

Dati in tempo reale e riforme strutturali.

Ne parliamo con Francesco Liantonio, Presidente Valoritalia

Presidente Liantonio, Valoritalia ha presentato l’ottavo Annual Report, ma quest’anno si respira un’aria di profondo cambiamento. Cosa è cambiato nel vostro modo di raccontare il vino italiano?

Per anni il nostro Annual Report ha rappresentato la fotografia più attendibile del settore e continua ad essere un punto di riferimento. Questo è possibile perché certifichiamo circa il 65% del vino italiano di qualità. Oggi, però, quel modello da solo non basta più. Viviamo in un contesto in cui i mercati cambiano rapidamente e le decisioni devono essere prese in tempi sempre più brevi. I dati sono fondamentali, ma lo sono ancora di più se arrivano al momento giusto. Per questo abbiamo scelto di affiancare all’Annual Report una nuova modalità di comunicazione, fondata su informazioni tempestive e aggiornate, capaci di supportare concretamente imprese, Consorzi e istituzioni.

Il cuore di questa trasformazione ha un nome preciso: TESSA.
Di cosa si tratta esattamente?

TESSA è la nuova piattaforma digitale sviluppata da Valoritalia insieme a Microsoft. Non è soltanto un sistema informatico, ma uno strumento di Business Intelligence che ci permette di elaborare in tempo reale circa un milione di movimenti di prodotto ogni anno. Ogni movimento contiene una quantità enorme di informazioni che, grazie alla tecnologia, trasformiamo in conoscenze utili per la filiera. Il nostro obiettivo è passare dalla semplice certificazione alla produzione di informazioni strategiche, mettendo i dati al servizio delle decisioni.

Quali vantaggi concreti trarranno i Consorzi di Tutela da questo strumento?

A partire dal prossimo autunno, tutti i Consorzi riceveranno report mensili personalizzati che consentiranno loro di monitorare tutte le principali fasi del processo di certificazione: imbottigliamenti, giacenze, produzioni, declassamenti, vendite di vino sfuso e molti altri indicatori. Significa poter seguire l’andamento della denominazione in tempo reale e intervenire con maggiore tempestività. Disporre di dati aggiornati significa poter programmare meglio le strategie e rendere più efficaci le politiche di gestione dell’offerta.

I dati di TESSA hanno rivelato dinamiche interessanti sulla struttura della filiera. Qual è la fotografia attuale?

Il quadro che emerge è quello di una filiera estremamente articolata.
Da un lato osserviamo una forte concentrazione: le prime 40 aziende imbottigliatrici commercializzano oltre il 55% del vino certificato da Valoritalia. Dall’altro, oltre il 75% delle imprese produce meno di 500 ettolitri all’anno, cioè meno di 67 mila bottiglie. Sono proprio queste piccole aziende a rappresentare la vera ricchezza del vino italiano, perché custodiscono territori, tradizioni e biodiversità. Per questo non possiamo più considerare la filiera come un sistema uniforme: le politiche pubbliche devono essere costruite tenendo conto delle profonde differenze tra le imprese.

Presidente, il 2025 è stato un anno complesso. Qual è la sua visione sulle sfide che attendono il settore?

Siamo in una fase delicata. Gli imbottigliamenti sono diminuiti del 2,01% e i primi mesi del 2026 confermano un rallentamento.
Ma ciò che mi preoccupa maggiormente è l’erosione della redditività, insieme a una contrazione dei consumi che non è un fenomeno congiunturale, ma accompagna il settore ormai da molti anni. È una situazione che richiede lucidità, capacità di analisi e soprattutto il coraggio di affrontare i problemi senza pregiudizi.

Cosa suggerisce, in concreto, per tornare competitivi?

Servono alcune scelte strategiche molto chiare. La prima riguarda il rafforzamento dei Consorzi di Tutela, che dovranno assumere funzioni sempre più importanti nella gestione delle denominazioni e della sostenibilità. La seconda è la capacità di interpretare l’evoluzione dei consumi, rispondendo alle nuove esigenze del mercato senza snaturare l’identità del vino italiano. Poi c’è la sostenibilità, che oggi rappresenta un vero fattore competitivo e, in molti mercati, un prerequisito di accesso. Infine, dobbiamo riequilibrare la distribuzione del valore lungo la filiera, affrontare con coraggio il tema della sovracapacità produttiva e continuare a investire nella promozione internazionale. Il vino italiano possiede qualità, competenze e una ricchezza straordinarie. Per continuare a essere competitivo dovrà però guardare al futuro con una visione di lungo periodo, privilegiando le riforme strutturali rispetto alle soluzioni di breve respiro.

Condividi su:

Iscriviti per ricevere gratuitamente ogni nuova edizione del Magazine trimestrale direttamente via email oppure scarica subito l’ultima versione in PDF.

DocMagazine