L’Etna controcorrente: il vulcano che non scotta sfida la crisi globale
Resilienza, sostenibilità e il valore identitario del terroir
Il punto sulla denominazione etnea con il Direttore del Consorzio
di Tutela Vini Etna DOC, Maurizio Lunetta
In un panorama enologico internazionale che mostra segnali di stanchezza, l’Etna appare come una rara eccezione virtuosa. Qual è lo stato di salute attuale della denominazione?
Lo affermiamo con cautela, per scaramanzia, ma i numeri sono inequivocabili: nel primo semestre del 2026 abbiamo registrato una crescita dell’imbottigliato del 9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Mentre il settore globale vive una fase critica,
l’Etna tiene. La nostra forza risiede in una dimensione contenuta, circa sei milioni di bottiglie l’anno, che ci garantisce un’agilità operativa cruciale. A questo si aggiunge il valore della DOC “Etna”, prodotti identificati come vini di qualità, una forma di prestigio capace di schermarci dai contraccolpi più duri del mercato.
A cosa attribuisce questo successo in controtendenza? È una questione di posizionamento o di strategia commerciale?
Non è certo fortuna, ma il risultato di un lavoro di programmazione costante. Abbiamo investito massicciamente nell’internazionalizzazione: gli Stati Uniti assorbono oggi il 20% del nostro export, ma stiamo consolidando la nostra presenza in mercati strategici come Gran Bretagna e Francia. Un asset fondamentale è poi la nostra ricchezza varietale: produciamo bianchi, rossi, rosati e spumanti. Questa poliedricità ci permette di riorientare l’offerta in tempo reale: se in passato erano i rossi a trainare la crescita, oggi stiamo assecondando con successo il forte incremento della richiesta di bianchi.
L’Etna è un territorio limitato. Non teme che la corsa all’investimento possa innescare una “crisi di crescita” o una saturazione che ne mini il prestigio?
È una preoccupazione che abbiamo trasformato in azione. Dal 2021 abbiamo introdotto un blocco programmato dei nuovi impianti, limitando le autorizzazioni a 50 ettari l’anno, con un tetto di un solo ettaro per singola azienda. È una scelta controcorrente, presa anche nei momenti di incertezza post-Covid, finalizzata a garantire uno sviluppo lento, ordinato e sostenibile. Il nostro obiettivo è tutelare l’investimento e proteggere il tessuto dei piccoli produttori, evitando che logiche di grande scala snaturino l’identità del territorio.
Parliamo di sostenibilità: il vostro viene spesso definito un territorio di “viticoltura eroica”. Come si traduce questo concetto nella strategia futura del Consorzio?
L’appellativo non è affatto retorico: il 30% dei nostri impianti poggia su terrazzamenti e muretti a secco, con un 40% coltivato ad alberello, sono pratiche che impongono lavori esclusivamente manuali e un onere di ore/ettaro altissimo.
Proprio per strutturare questo impegno, abbiamo firmato un contratto di filiera in partenariato con il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano per ottenere la certificazione Equalitas di denominazione. L’obiettivo è affiancarla alla certificazione VIVA “Sustainable Wine e Sostain” e il nostro standard regionale . È una scommessa ambiziosa, che richiede il coinvolgimento di almeno il 60% della superficie della denominazione, ma crediamo fermamente nell’integrazione tra sostenibilità ambientale e responsabilità sociale.
Oltre alla sostenibilità, quali sono i pilastri per consolidare il posizionamento della denominazione nel prossimo futuro?
Un traguardo cruciale è l’ottenimento della DOCG, un percorso che stiamo costruendo attraverso puntuali affinamenti del disciplinare. Vogliamo valorizzare ulteriormente le “Contrade”, le nostre unità geografiche aggiuntive che dal 2011 rappresentano il vero driver qualitativo. Poiché i quattro versanti del vulcano offrono condizioni pedoclimatiche radicalmente diverse, poter indicare in etichetta la provenienza specifica – garantendo che il 100% delle uve provenga da quel vigneto – rappresenta un valore aggiunto inestimabile per il consumatore.
In chiusura, una domanda sulla stagione in corso: come sta reagendo il “vigneto Etna” alle variabili climatiche di quest’anno?
La stagione, finora, si sta rivelando regolare: niente picchi termici estremi e una piovosità leggermente superiore alle medie recenti. Le nostre uve, però, necessitano di una vendemmia tardiva che cade a metà ottobre, quindi manteniamo alta l’attenzione, ma le premesse per un’ottima annata ci sono tutte.
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