La Regione Lombardia con l’ordinanza n.620 del 16 ottobre, allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID – 19 applica una misura anti-movida che vieta la vendita da asporto di bevande alcoliche dopo le ore 18:00.

È estremamente grave – dichiara Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc – attuare una misura così incomprensibile e penalizzante su un settore già duramente colpito. Incomprensibile, perché sono proprio i giovani, primi attori della
cosiddetta movida, a poter acquistare bevande alcoliche durante il giorno più liberamente rispetto ad un impiegato, costretto ad osservare un orario prestabilito. A meno che non si sospetti, a livello istituzionale, che i lavoratori lombardi abbiano l’abitudine di dar vita a scapigliate movide casalinghe o in ufficio, ma mi sento di poterlo escludere.
E insieme al disorientamento generale cresce la preoccupazione”.

Un provvedimento che contrasta decisamente con le misure annunciate solo poche settimane fa e che getta nello sconforto totale un settore che è stato tra i più penalizzati durante il lock-down e che con la fase della cosiddetta ripartenza ha mostrato solo deboli segnali di ripresa. Alla fine di settembre infatti la Regione Lombardia rendeva nota una nuova misura di sostegno per il comparto produttivo vinicolo regionale con un budget di 12.000 voucher da 250 euro ciascuno a sostegno della ristorazione e del comparto vinicolo. 3 milioni di euro destinati a 700 produttori e a circa 6.000 ristoratori.

Un segnale positivo da parte della Regione. Ma ecco che tre settimane dopo aver concesso con la mano destra questa opportunità, – conclude il presidente di Federdoc – con la mano sinistra si vieta la vendita di bevande alcoliche dopo le 18.00,
mettendo in ginocchio il comparto. La confusione regna sovrana in Lombardia, una nebbia istituzionale che rende impossibile una visione nitida della situazione e dunque l’adozione di misure logiche e comprensibili finalizzate al contenimento delle
problematiche sia a livello sanitario che economico. Ricordiamo che già in assenza di ulteriori restrizioni il settore produttivo di vino Made in Italy potrebbe chiudere l’anno con oltre il 30% di contrazione, determinando drammatici impatti su investimenti ed occupazione”.

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